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giovedì 3 aprile 2014

Il rebus Nymphomaniac (Vol.1)

 
Una... gaudente Charlotte Gainsbourg
nella locandina del film
All'invito all'anteprima di Nymphomaniac ci ho pensato due volte prima di dire sì. Ho pensato subito al porno, e a me il porno fa impressione (#sapevatelo) e a scene pesanti da mandar giù (scusate l'umorismo), poi ho detto sì e ho pensato: "Vediamo che succede". Nel buio della sala, un buio che dura parecchi secondi nell'incipit del film, succede che temo l'arrivo delle scene di sesso neanche stessi guardando Lo squalo di Spielberg (Help me, Mr. Freud!)... Poi ho lasciato perdere.

Non nel senso che me la sono filata via, nel senso che, intuendo che il porno che temevo di dover guardare in realtà non esisteva, ho lasciato da parte la prospettiva sessuale (lo so che sembra un'ardua impresa, dato il tema di Nymphomaniac) per cercarne altre. Penso che il primo volume non possa essere interpretabile soltanto alla luce di quel che sarà il suo seguito. Il Volume 2 riserverà sicuramente scene più forti e questo sembra chiaro fin dal suo trailer posto ai titoli di coda del Vol.1: pare proprio che tornerò a temere l'arrivo di falli, vagine e orifizi vari manco fossero IT Il Pagliaccio. A 'sto punto però il Vol.2 di Nymphomaniac s'ha da vedè: per chiudere il cerchio della storia di Joe la ninfomane e per capire come va a finire o dove va a parare il discorso che Lars von Trier tesse davanti ai nostri occhi di spettatori, tra le righe visive che narrano appunto le gesta erotiche della ninfomane di cui sopra.

La storia è nota: l’anziano Seligman (Stellan Skarsgard) trova il corpo di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg nel presente del film e dall’esordiente Stacy Martin nei flashback) disteso a terra, in un vicolo buio. La donna è malconcia, le viene offerta ospitalità e nelle stanze dell’uomo spiega la sua storia di “peccatrice”, come si definisce lei stessa. Joe dispiega la sua vita di ninfomane dall’infanzia fino all’ingresso nell’età adulta (in questa prima parte). Curiosità e scoperte infantili sul sesso, scabrosi giochi adolescenziali, lussuriosi vizi quotidiani scorrono sullo schermo interrotti  dagli interventi di Seligman, che assume quasi una funzione paratestuale fornendo spunti metaforici (la matematica, la pesca, la musica polifonica) ai capitoli che scandiscono il racconto, non senza scadere nel didascalico e con effetti comici notevoli. Si ride, in sala, parecchio: all'inizio ho pensato che fosse una conseguenza involontaria del regista. "Che scivolone", mi sono detta, lì per lì. Ma, credetemi, ce ne sono parecchi di momenti del genere, forse troppi: vuoi vedere che di involontario qui non c'è proprio niente?

Il cast di Nymphomaniac in vesti... insolite.
Anche quelle scene che sulla carta dovrebbero/potrebbero essere drammatiche, sono depotenziate, basti pensare a tutto il capitolo con protagonista Uma Thurman: teatralissimo, comicissimo. In ogni caso, quando sarete arrivati a quel punto, il dubbio vi sarà venuto da un pezzo: che cosa ci racconta davvero il film? E la storia che Joe racconta a Seligman è “davvero” la sua storia o è soltanto quella che il vecchio vuol sentirsi raccontare? È possibile che sia tutta o in parte una metafora del "dialogo" tra regista (Joe) e pubblico Seligman), tra artista (Joe) e critico (Seligman), tra un uomo (von Trier / Joe) e se stesso (von Trier / Seligman)? Ci sono un mucchio di domande in sospeso che (mi) chiedono da un lato di rivedere il film, dall'altro di vedere il sequel. Con un'avvertenza: voler trovare un significato ultimo della storia narrata dal Volume 1 tutto nel Volume 2 rischia di trasformarsi in impresa frustrante e inutile. Forse, e dico forse, conviene concentrarsi sulla riflessione metacinematografica e metanarrativa sottesa al film, come un rebus difficile tutto da interpretare.

lunedì 3 marzo 2014

La grande bellezza, secondo me. Aspettando gli Oscar...

L'indolente Servillo in una scena de "La Grande Bellezza"
Sono andata a vedere La Grande Bellezza non molto tempo fa. Dopo i Golden Globes e in vista degli Oscar se n'è fatto un gran parlare e volevo entrare anche io nella discussione. Sono andata al cinema non senza scetticismi: a volte ci facciamo condizionare talmente dai media da formulare un giudizio su qualcosa che nemmeno conosciamo. E questo era il caso mio e de La Grande Bellezza. A sentirne parlare (in tv soprattutto) pensavo di andare a vedere un film che raccontava dei piaceri dell'attuale dolce vita romana, coatta, ignorante, un po' squallida. Non avevo capito niente, del resto come potevo, se non avevo visto La Grande Bellezza?

Tralasciando numerosi dettagli (la sala in cui l'ho visto, le persone che mi hanno accompagnato e con cui ho discusso, il fatto che, scena dopo scena, si sgretolassero i pregiudizi), direi che Sorrentino mi ha conquistata. Qualcuno si indignerà a riguardo, ma mi sono trovata a pensare che - alleluja - nel cinema italiano qualcuno avesse avuto la sfacciataggine di seguire i passi di Fellini anziché quelli della Commedia-all'-Italiana, della quale non passa giorno senza che qualche regista non se ne autoproclami come degno erede. Di Fellini, ne La Grande Bellezza, ho ritrovato un po' di Otto 1/2 (opera unica e irripetibile), la leggerezza, la nostalgia, ho captato alcuni richiami, ecco. E mi dispiace se, parlando della notte degli Oscar in corso, la tv (tanto per cambiare) abbia sottolineato che l'Italia manca l'Academy Award per il miglior film straniero da 15 anni, riferendosi a La vita è bella, anziché ricordare che 50 anni fa Otto 1/2 si aggiudicava proprio quel premio. L'accostamento 1964 - 2014 mi pareva più azzeccato, tutto qui (e magari di buon auspicio, e adesso chi vuole faccia pure gli scongiuri, per Sorrentino).

Romana flânerie
Detto ciò, La Grande Bellezza mi è sembrata molto più disincantata e disillusa del capolavoro di Fellini. Disilluso è il suo protagonista: Jep è un flâneur, passeggia per Roma, la contempla dai terrazzi, per le strade, è un flâneur rispetto alla città e ai suoi abitanti. Intorno a lui si dibatte una varia e vasta umanità: sceneggiatori in crisi, artisti o sedicenti tali, intellettuali incazzose "dure e pure", omuncoli, delinquenti col completo sartoriale che tirano le fila del Paese... ce n'è di ogni. E la città, con la sua storia, le sue rovine, i suoi monumenti, sta lì come a dire: che vi dibattete a fare poi... tutto questo passerà, credete di essere i primi e gli unici a vivere in questo mondo, ma passerete anche voi, e tutto è stato detto, tutto è stato fatto, tutto è stato scritto. Rilassatevi, godetevela. E un po' è questo lo sguardo di Jep: indolente, benché desideroso di provare ancora una volta il piacere dello stupore, quello che ti assale quando vedi/provi/fai qualcosa di eccezionale per la prima volta. Ma la nostra vita quante prime volte ci può dare?

La locandina tedesca del film
Oltre le allegre baracconate, le messe in scena, le parole che riempiono le bocche, i bla-bla-bla futili e tronfi, tutto scorre come l'acqua delle fontane di Roma, come il fiume, come i ricordi delle stagioni passate, come l'emozione di ogni nostra prima volta.

Se dovessi sintetizzare quello che La Grande Bellezza è stata per me, userei queste parole: niente ai mortali dura, né la notte stellata, né la tragedia, non resta forse che l'esperienza estetica. E allora lasciamoci trasportare dalla musica e dalle immagini dei titoli di coda, e guardiamo ancora una volta Roma, con gli occhi di Jep, lasciandoci portare con lui - come lui - dalle acque del Tevere, nell'ora del tramonto, finché la luce ce lo consentirà.

domenica 2 marzo 2014

12 anni schiavo: le mie pippe mentali, aspettando gli Oscar 2014

La locandina USA del film
Recentemente mi è capitato spesso di dire o sentirmi dire espressioni del tipo: "Viene trattato come un servo perché si pone come se fosse un servo", riguardo ad amici/colleghi/mariti/mogli  rispetto al rapporto non esattamente sano che intrattengono rispettivamente con: l'amico/il capo/il collega/la moglie/il marito dal piglio tirannico.

 Probabilmente ciascuno di noi vive o ha vissuto una relazione in cui si sentiva "costretto", per diversi motivi e con sfumature diverse. Siamo noi che assumiamo comportamenti "funzionali" a certe dinamiche oppure no? Si può fare diversamente? Insomma: anche la libertà ha una dimensione relazionale? E poi, vado a vedere 12 anni schiavo.

Ormai saprete certamente che 12 anni schiavo è una parte, l'ultima, che il già video artista e regista Steve McQuenn ha dedicato al tema della libertà. Prima c'è stato Hunger (la libertà dello spirito nonostante la condizione di un corpo prigioniero, quello dell'attivista nordirlandese Bobby Sands), poi Shame (la libertà di un corpo, quello di un sessuomane, nella condizione di un'anima prigioniera - anche - della solitudine). Adesso, 12 anni schiavo: la libertà (o la schiavitù) possibile di un corpo, di un'anima e di una volontà in mezzo ad altri corpi e anime e volontà. [seguono spoiler...]



1841, Solomon Northup è un uomo libero, un marito, un padre di famiglia, un uomo nero. Una mattina si sveglia in catene: con l'inganno è stato venduto come schiavo e per i dodici anni del titolo ne subirà di ogni, cambierà più volte padrone, esperirà soprusi e disperazione, finché finalmente incontrerà l'uomo che potrà aiutarlo a liberarsi.

Colpisce il dialogo che si ascolta nel viaggio in battello verso le piantagioni nel Sud degli Stati Uniti, quando Solomon ed altri compagni di sventura valutano il da farsi: c'è chi dice che dovrebbero ribellarsi, chi dice che l'unico rimedio è tacere e obbedire, Solomon sentenzia: "Io non voglio sopravvivere, io voglio vivere". Per gradi gli levano: gli abiti, il nome (d'ora in poi lo chiameranno Pleth), l'identità (che non si azzardi a rivelare che è un uomo colto, o passerà dei guai). E intanto, tu spettatore, ti rendi conto di cosa significa togliere la dignità a un uomo giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno... Man mano che il film va avanti, Solomon/Pleth si incurva sempre di più, sopravvive. E tu, spettatore, ora pensi che dovrebbe fuggire o reagire, ora pensi che farebbe meglio a stare zitto e cheto per evitare i peggiori guai.

Visto al limite massimo prima della cerimonia degli Oscar...

Io, spettatrice, fuori dal cinema ho pensato che sia il corpo sia l'anima di Solomon siano diventati schiavi.
Che tra i personaggi del film, schiavisti e schiavi, poveri diavoli e mercanti, uomini, donne, bambini, non ne ho trovato uno che sia stato libero in senso assoluto (o forse sì: l'uomo che aiuta Pleth a tornare Solomon).

Penso che il film sia un film storico, non tanto perché è ambientato nel 1841, quanto perché mi fa pensare a che cos'è l'uomo rispetto alla Storia, rispetto alla vita che vive e mi domando: in quali limiti ci troviamo ad agire, nella nostra vita che domani sarà diventata Storia? Cosa limita la nostra azione e la nostra libertà? La Legge (che nel 1841 consentiva la schiavitù)? Il "Sistema" (che, in una piantagione di cotone del 1841, giustifica l'indifferenza di un gruppo di schiavi  mentre lì davanti a loro un uomo viene lasciato ore appeso per il collo)? Gli Altri (quelli che ti tirano in mezzo ai loro ricatti sentimentali, come quelli tra Epps e la moglie)? La Paura (e qui hai voglia a indicare esempi...)? Le Circostanze (quelle per cui, minacciato altrimenti di essere ammazzato, Solomon frusta una sua pari quasi uccidendola)? Noi stessi (perché scopriamo fino a quanto possiamo essere bestie e fino a quanto non abbiamo il coraggio di essere o di fare diversamente)?

Mi ha stupito, nel finale, ascoltare Solomon tornare a casa e chiedere perdono alla sua famiglia. Per quale motivo il regista gli fa dire quelle parole? Mi ha stupito quanta poca pace mi abbia dato la risposta di sua moglie: "Non c'è niente da perdonare". La scena, le frasi mi riecheggiano nella testa: Solomon deve farsi perdonare di non avere trovato il modo di tornare a casa prima? Deve farsi perdonare di essere stato lontano mentre i suoi figli crescevano? Di non aver potuto nulla per salvare i suoi compagni? Quel "Non c'è niente da perdonare" mi lascia ancora più inquieta. Non c'è niente da perdonare perché siamo, saremmo stati, tutti come te, Solomon?

lunedì 13 gennaio 2014

Quel che è visto è visto / Film 2013

Inzicata dal collega, che mi chiede insistentemente dalla vigilia di Natale: "Gibillini, ma la lista dei film del 2013?!", vi/mi regalo il sunto dell'annata cinematografica passata. Un anno diviso in due, in maniera poco equilibrata: un inizio praticamente bulimico e un finale altrettanto ghiotto; nel mezzo il vuoto cosmico, puntellato qua e là da visioni goduriose. Devo dedurne che al cinema i film migliori li sparano a inizio e a fino anno? Forse, ma certo sarebbe più onesto dire che sono stata una gran pigrona e che, sì, nel 2013 ho tradito molto spesso la cara sala cinematografica per il divano. Mai più, promesso. Perché il cinema, lo schermo grande così, le poltrone più o meno comode, persino gli spot pre-proiezione e i trailer, la sensazione che "allacciatevi le cinture di sicurezza, a breve il decollo", il buio in sala: non esiste divano al mondo capace di darmi quei brividi lì. Si parte.

Woody Allen e Cate Blanchett sul set di Blue Jasmine


Gennaio
The Master: voto 7
Grandi aspettative dal regista che con Il petroliere mi ha fatto fare un salto sulla sedia. Grandi interpreti, ottime metafore visive, ma - ahimé - non mi convince...

Django Unchained: voto 9
Geniaccio Tarantino! Non ci si stancherebbe mai di guardarlo!
Vorrei aggiungere altro, ma mi verrebbe da scrivere solo commenti di siffatto genere: superwow - da vedere - ammapppate - sbalorditivo... etc etc...

Lincoln: voto 7
Superbo Daniel Day-Lewis. Dovendo dare un voto a un anno di distanza, mi viene da dire "lento", "impegnativo" causa scarsa conoscenza della storia americana. Mi lasciò addosso il desiderio di avere un padre come Lincoln...

Les Misèrables: voto 8
Lo vidi in lingua originale, senza sottotitoli. Imponente, emozionante, trascinante nel finale. E dire che non reggo il musical: chi l'avrebbe detto?
Un film sulla tragedia dello Tsunami indonesiano. Sempre brava Naomi Watts, immagini e storia coinvolgono, ma col tempo non resta addosso granché. 

Quartet: voto 7
Andai a vederlo contro voglia, ero stanca e volevo solo tornare a casa dopo una pesante giornata di lavoro. Per fortuna resistetti. Commedia garbata, delicata e gustosamente divertente. Buona la prima, Dustin Hoffman!

I recuperati (al Cineforum di Bareggio) Argo, un ottimo prodotto, veramente ben fatto ed emozionante, puntellato da deliziose chicche metacinematografiche; ma soprattutto Monsieur Lazahr, decisamente doloroso. Uno dei più bei film  passati al cineforum, mi ha lasciato in lacrime per più di una decina di minuti. Applausi

Da recuperare: La migliore offerta

Febbraio
Re della Terra Selvaggia: voto 6 e 1/2
Ci sono film indipendenti la cui visione mi lascia con giganteschi punti interrogativi sulla testa... Adorabile e straordinaria la piccola interprete. La sottoscritta però patisce di forti problemi a mandar giù ambientazioni paludose e miserabili. Esteticamente mi inibiscono e, evidentemente, io mi perdo il film.
Sarà anche una fiaba... ma a me non è arrivata. 

Studio Illegale: voto 4
Quanto è imbarazzante vedere una commedia mal riuscita tratta da un romanzo riuscitissimo?! Parecchio. Il regista sostiene di aver voluto confezionare una commedia all'inglese. Qualcuno gli legga i suoi diritti, please: "Hai il diritto di rimanere in silenzio, hai diritto ad un avvocato se non potrai permetterlo te ne sarà assegnato uno di ufficio tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te...".

Anna Karenina: voto 6
Deliziosamente realizzata l'idea di ambientare la vicenda del noto romanzo in teatro.
Costumi, scenografie, trucco e parrucco splendidi. Ma c'è un ma, anzi due: 1) Joe Wright, come ti viene in mente di pettinare Vronsky come Gene Wilder in Frankenstein juonior??! 2) Joe Wright, non si imbruttisce così Matthew MacFadyen, colui che fu un Mr. Darcy (sempre in un tuo film, peraltro) da batticuore! 

Gambit: voto 7
Una commedia ben riuscita, con tempi comici scanditi come da un orologio svizzero.
Alla faccia di certe presunte "commedie all'inglese", di cui sopra...

The sessions: voto 7
Diciamocelo: ci vuole coraggio a fare un film come questo. Che riesce a raccontare una storia difficile senza fare scivoloni su facili retoriche o pietismi. Alè!

I recuperati (al Cineforum di Bareggio)Zero Dark Thirty e Il sospetto (a proposito di film coraggiosi). Da vedere: perché le immagini parlano più delle parole, per la narrazione che racconta altro al di là della trama nuda e cruda che vedete. Vero cinema. Amen. 

Marzo
Un giorno devi andare: voto 5
Giorgio Diritti fa fare a Jasmine Trinchera un viaggio spirituale in Amazzonia.
Forse il regista ha voluto strafare, fatto sta che a me è parso ridondante e inconcludente. Giri, giri, giri intorno a un obiettivo... giri, giri, giri, giri... stavamo dicendo??!

Da recuperare: Il lato positivo

Aprile
Nella casa: voto 7
Intrigante questo film di Ozon. Diabolica la trama e ben costruito...
Forse menato un po' troppo per la lunga.

Maggio
Il grande Gatsby: voto 8
Lo hanno praticamente distrutto questo film di Buz Luhrmann. Pensato più per parlare del Cinema che non di un "eroe" letterario. Secondo me. Coerente con se stesso, contemporaneo e giustamente barocco.

A lady in Paris: voto 7
Film delicato, che si muove in punta di piedi, forse troppo. Superba Jean Moreau.

Mi rifaccio vivo: voto 5
Ne avevo rimosso la visione... Non è che sia terribile, ma sembra un prodotto per la tv anziché per il grande schermo. Ecco, in tv avrebbe funzionato meglio.
Da principio (del film) ho pensato: "Refn, sei un satanasso del cinema!".
Poco dopo ho aggiunto: "Refn, che sborone che sei!".
E non ho avuto modo di cambiare idea.

I recuperati (al Cineforum di Bareggio)Tutti pazzi per Rose, titolo infelice per una commedia leggera nel tono, profonda nei significati.

Da recuperare: Miele, La grande bellezza

Giugno
World War Z: voto 7
L'Apocalisse arriva e, anziché dai Cavalieri, giungerà portata gli Zombies. Giocattolone hollywoodiano, a uscirne a pezzi (in tutti i sensi) sono gli esseri umani.
E intanto Brad Pitt si beve una Pepsi.

Doppio Gioco: voto 6
L'inganno suggerito dal titolo è ben architettato da sceneggiatura e regia.
Mio Dio, ma Clive Owen è sempre stato così inespressivo?!

I recuperati (al Cineforum di Bareggio)Into Darkness, moooolto meglio del primo capitolo di questa saga contemporanea di Star Trek. Sorprendente.

Luglio
To the wonder: voto 5
Ci avevo creduto, Malick. Ci avevo sperato, in un altro capolavoro come The tree of life. Sono andata al cinema proprio per rivivere quella sensazione di meraviglia che mi avevi dato.
Avrei dovuto insospettirmi già davanti al nome degli attori. NCS (non ci siamo).

Springsteen & I
Dopo il concerto di San Siro, come non andare a vedere questo documentario sui generis? Emozioni a fior di pelle. Da recuperare in dvd, se amate il Boss.

Agosto
Monsters University: voto 7 e 1/2
L'originale è sempre meglio del prequel o del sequel (in gran parte dei casi almeno).
Non si poteva non vedere, Mike e Sully restano adorabili, quelli della Pixar dei geni e il film è una bella lezione di amcizia e... autostima.

Starbuck: voto 6 e 1/2
Una commedia canadese semplicemente divertente.
Funziona, non è volgare: di questi tempi, ti pare poco? 

Settembre
Rush: voto 9
Uno dei film più belli dell'anno. Storia di opposti, necessari l'uno all'esistenza dell'altro, storia di contrasti, di yin e yang. Dietro questa Formula 1 c'è più filosofia di quanto si pensi.

Un piano perfetto: voto 4 e 1/2
Quel 1/2 è regalato. Banale, mai empatico.
Magra consolazione: è francese, non una boiata delle nostre.

Bling Ring: voto 6
Didascalico. Il racconto visivo della Coppola non aggiunge e non toglie nulla a una storia letta sui giornali. E la cosa non mi sorprende. Vabbè.

Ottobre
Gravity: voto 9
Che gioia un film così. 90 minuti di poesia, di batticuore, di significati che affiorano tra un'immagine e l'altra e per di più che immagini! Adoro.

Anni felici: voto 7 e 1/2
Finalmente un bel film italiano! Empatico, analitico, sincero... A farlo grande sono due personaggi che restano nel cuore, interpretati da due bravissimi attori. Alleluja.

Una piccola impresa meridionale: voto 5 e 1/2
Film riuscito a metà. L'umorismo di Papaleo non fa per tutti, ma stavolta il suo film sembra davvero troppo tirato per le lunghe, per non parlare di quello che a me è sembrato un grosso scivolone sul finale, con un exploit di presunto progressismo.

Giovani ribelli: voto 6
La trama non è male, il ritmo è avvincente, resta un retrogusto poco convincente. E non è colpa di Radcliffe.

La donna che visse due volte
Neanche mi azzardo a dare un voto, qui siamo in una categoria a parte.
Ma che goduria è rivedere al cinema un film così?! Ed è sempre amore.

Il gattopardo
Idem come sopra.

Sole a catinelle: voto 6
Tanto vituperato. A me Zalone fa ridere. Mi stupisce però che molti non si siano accorti che stavolta ha giocato un (bel) po' al ribasso: turpiloquio e sketch trash/sessisti insistiti. Aggiungo: una delle conferenze stampa più fastidiose di sempre. E non per colpa di Luca Medici. 

Da recuperare: La vita di Adèle, Before Midnight

Novembre
Venere in Pelliccia: voto 8
Eccezionale prova di regia, sceneggiatura, interpretazione.
Uno di quei film che ti porti dietro per giorni, settimane, dopo la visione.
Rapporti di potere, rapporti di sesso... Tutto è potere o tutto è sesso? Che lo si chiami in un modo o in un altro, si tratta forse della stessa cosa?

Alla ricerca di Jane: voto 6
Commedia indipendente che sbeffeggia il romanticismo ma anche il cinismo. Possibile? Sì.

Macbeth
Shakespeare interpretato e diretto da Kenneth Branagh, per una sera al cinema. Goduria.

Hunger Games – La ragazza di fuoco: voto 7
La saga soddisfa le aspettative, il capitolo II tiene il ritmo, la suspense e il livello qualitativo dell'esordio. Resta la proiezione stampa più assurdamente blindata di tutti i tempi. Esagerati!

Dicembre
Blue Jasmine: voto 9
Ragazzi, che cinema! CheWoody!

Dietro i candelabri: voto 7
Commedia di Soderbergh pensata come mini serie tv USA. Strepitoso Douglas!

Philomena: voto 9
Un film che scalda il cuore. Cinismo vs Onestà dei sentimenti. Rabbia vs Perdono.
Un grandissimo personaggio femminile in una sceneggiatura leggera ed elegante. Emozione e sì, anche divertimento.
Judi Dench, perché non sei... chessò, almeno mia zia?!

I sogni segreti di Walter Mitty: voto 7
Sì, sono buona, finisco l'anno così: perché Walter Mitty soffre di inutili e sprecatissimi siparietti fastidiosamente (non)comici, ma bastano tre scene toppate per stroncare un film intero? Perdono volentieri Ben Stiller, per le emozioni e la genuinità che riesce a trasmettere. E, naturalmente, per le splendide immagini concesse.

To see the world, things dangerous to come to, 
to see behind walls, to draw closer, 
to find each other, and to feel. 
That is the purpose of life

mercoledì 30 gennaio 2013

Gennaio, per favore vai via. Ma aspetta un po'

Gennaio sta finendo e mai più tornerà. E meno male! Il mese è stato piuttosto... intenso. Per me e per tanti amici che ad appena 30 giorni dall'inizio dell'anno invocano (o già prenotano) una vacanza a tutto relax. Eppure, non posso essere troppo avara con il vecchio gennaio, mi ha portato un mucchio di cosine interessanti.

Lasciando perdere nobili intenti e massimi sistemi, i prosaici saldi mi hanno portato molto di buono, tanto per cominciare. Un morbido cardigan di lana bianca, un avvolgente maglione bordeaux e una camicia da boscaiolo che ha il suo perché. Mai avrei potuto prevedere l'acquisto di un gilet di pelo di... nutria, credo, eppure è accaduto. Cosa non si fa per una festa a tema Flower Power...

La scenografia essenziale di "Roméo et Juliette"
firmata da Pia Maier Schriever, Thomas Schenk e Sasha Waltz


Per il sollazzo dell'anima bella che c'è in me, mi sono concessa uno spettacolo alla Scala con il balletto non convenzionale Roméo et Juliette, con le musiche di Berlioz. Non proprio immediato ma di impatto, come la scenografia, composta solo da due parallelepipedi sovrapposti su piani
sfalsati. Incredibile l'interazione tra i ballerini e questo elemento fisso ma mobile: a metà spettacolo i sdoppia e crea una perfetta parete, dove un Roméo disperato si inerpica con forza ed eleganza, dove le ombre sinuose di Juliette di allungano e si moltiplicano. E dire che di primo acchito una scenografia così scarna mi aveva fatto temere... Roméo et Juliette ha ormai lasciato da tempo Milano, ma se mai vi capitasse di recuperarlo, beh, ne vale la pena.

Il capitolo "romanzi dell'anno" si è aperto per niente male e, anzi, prevedo che le prossime letture dle 2013 potranno difficilmente sostenere il livello di quelle di gennaio. Ho cominciato con un classico di Truman Capote che non avevo mai letto, Colazione da Tiffany, poi è toccato a Philip Roth e al suo ultimo romanzo (ultimo proprio perché ha detto di non volerne scrivere più, ma va a sapere se riuscirà a trattenersi), Nemesi. Grazie al cielo la poliomelite in Europa è stata debellata, già iniziavo ad avvertirmi ipocondricamente i sintomi... Ora ho appena iniziato Miele di Ian McEwan, speriamo, intanto l'intervista di Antonio D'Orrico uscita sul primo numero di Sette dello scorso novembre lascia ben sperare (peccato che la detta intervista non sia disponibile online).

Aspettando il Nobel... Philip Roth

Ho assistito alla fortunata prima di Django unchained, The Master (era ancora dicembre però...), Les Misèrables, del delizioso Quartet, dell'indipendente Re della Terra Selvaggia, ho recuperato - grazie al cineforum, ça va sans dire - Argo, che secondo me - qui lo dico e qui lo dico - è un pochinino overrated, e Monsieur Lazhar. Insomma, mi guardo alle spalle e vedo un mese denso e fitto, impegnativo tanto da lasciare un (bel) po' in disparte il mio blog, ma pieno di esperienze con cui avrei potuto riempire una dozzina di post. Zero lamentele, tanta soddisfazione.

venerdì 28 dicembre 2012

Quel che è visto è visto / Film 2012


Come già nel 2011, agli sgoccioli dell'anno faccio il punto sulle mie visioni cinematografiche trascorse. Un'operazione che un po' (mi) diverte e un po' (mi) restituisce l'immagine della spettatrice che sono. Tenuto conto che alcuni film sono stati visti in proiezione stampa, diciamo... per dovere va', privilegio che talvolta può essere un sogno, talvolta una penitenza... Prima di cominciare, qualche noiosa puntualizzazione: i film sono divisi per mese di distribuzione, non di effettiva visione. Molti titoli infatti sono stati visti in autunno all'amato Cineforum Bareggio, mentre nessuno è stato visto in tv (con un'eccezione), nessunissimo è stato scaricato. E non lo dico per pararmi le chiappe ma perché i film si vedono rigorosamente al-ci-ne-ma. In tv è tutta un'altra storia... In ogni caso, ricordate: i giudizi sono assolutamente personali!


Gennaio
J. Edgar: voto 6 
L'annata inizia con una certa pesantezza (nel senso negativo del termine).
Le biopic di personaggi controversi mi intrigano, ma dal forno di Eastwood stavolta esce un polpettone bell'e buono. Burp!

Shame: voto 6 e 1/2
Va bene che c'è Michael-Tanta Roba- Fassbender, ma qui il troppo stroppia.
Visto un paio d'ore prima del primo appuntamento con il corso per fidanzati della parrocchia. Azz!
 
La talpa: voto 7 e1/2 
Un amico su Facebook mi ha scritto che del regista Tomas Alfredson vedrebbe qualsiasi cosa, anche eventuali filmini della prima comunione purché da lui girati. L'amico in questione ha ragione.
 
The help: voto 6/7
Decisi di andare a vederlo al Mexico, dopo una giornata lavorativa sciatta. Beh, fu l'unica cosa buona della giornata. Attenzione però: alto tasso di retorica.

L'arte di vincere: voto 7
Brad Pitt fa il perdente anche quando gli riesce di vincere. La sua bimbetta è una cantautrice in erba che scrive questa adorabile canzone. Incoraggiante, struggente, di basso profilo. Ci piace.

The Iron Lady: voto 7
La Thatcher è una stronza, Phyllida Lloyd pure, che mi fa piangere raccontandomi la storia di 'sta stronza epica.

I recuperati (al Cineforum)
This is England. Pesante: nell'accezione positiva del termine. La violenza: come e perché. E perché non (ci) dovrebbe essere.

Febbraio
Hugo Cabret: voto 7 e 1/2
Parigi, il 3D con un senso, la magia del cinema e dei sogni.
Martin Scorsese in forma. Altro?

... E ora parliamo di Kevin: voto 7 e 1/2
Un pugno nello stomaco, immagini che ti porti dentro per un pezzo. Odio atavico, amore atavico, tutta la caducità dell'essere umano e la potenza del cinema.
Quello che ho scritto non ha senso: dovete vederlo. 

Paradiso amaro: voto 7 e 1/2
Clooney cornuto e goffo alle Haway, qui in versione "non da cartolina". Per qualcuno è la regia perfetta, fate vobis. Ma il ritmo è un po' così.

Un giorno questo dolore ti sarà utile: voto 6
Se avessi avuto 14 o 15 anni ne avrei avuto sicuramente un'altra opinione.
Migliore, credo.

Quasi amici: voto 7
Grasse risate, qualche lacrima. Grande commedia. Un film paraculo.

Da recuperare: Cesare deve morire

I recuperati (al Cineforum) Miracolo a Le Havre, molto acuto. Resta il fatto che devo praticamente obbligarmi a vedere i film di Kaurismaki. Le idi di marzo, ovvero: se il Giulio Cesare di Shakespeare è ancora attuale c'è di che disperarsi per il genere umano... bravo Georgino Clooney.

 
Marzo
Young adult: voto 6/7
Jason Reitman prende la storia di Juno e la capovolge: là una ragazzetta più grande della sua età in un mondo di adulti rinko, qui una trentenne mai andata oltre il liceo. Ottima Charlize Theron.

E' nata una star?: voto 6
Non mi ricordo granchè tranne il bel villaggio alle porte di Torino dove era ambientato. Tema spinoso trattato con cura da sceneggiatori e regista che mai lo fanno scadere nel volgare.

Romanzo di una strage: voto 7
Per quelli della mia generazione è da vedere, per far memoria e non solo. Per chi c'era... anche.

Il mio migliore incubo: voto 5
Isabelle Huppert si fa dare del "culo rinsecchito", per il resto.. Isabelle, che ci fai lì?!

Aprile
Piccole bugie tra amici: voto 6
Commedia che vorrebbe ma non può. Lunga, lunghissima, in-fi-ni-ta.

Bel Ami: voto 5
Il farabutto di Maupassant meritava più di Robert Pattinson. Punto.

George Harrison: living in the material world: voto 7
Lungo, lunghissimo, in-fi-ni-to doc. di Martin Scorsese,
che riesce nel tentativo di farvi innamorare di G.H., nel caso non lo foste già.

Hunger: voto 7 e 1/2
Aridaje Michael-Tanta Roba-Fassbender. Se penso a questo film mi viene in mente una farfalla: elegante, dosata, bella da guardare. Bravò al regista.

Da recuperare: Diaz (quando ne avrò il coraggio)

Maggio
Hunger games: voto 6/7
Il principio di una saga cinematografica che potrebbe conquistarmi (finalmente!).

Sister: voto 6 e 1/2
L'ho trovato un pochino... manieristico. Il problema in realtà è che è il tipico film che mi fa venire il mal di pancia dall'ansia. Problema mio
 
Margin Call: voto 6
Wall Street sulla via della redenzione. Troppo tardi.

Molto forte, incredibilmente vicino: voto 7
La storia acchiappa, lacrima facile, pure troppo.
Von Sydow impagabile, Sandra Bullock evitabile.

Giugno
Love & secrets: voto 5
Mio dio! Non ci ho dormito la notte!
Come avete osato prendere Ryanino Gosling e trasformarlo in un pazzo psicopatico?!
E che si veste da donna!!!

Adorabili amiche: voto 3
Un mio amico, seduto a fianco a me alla proiezione, l'ha definito "Il bello delle donne. Al cinema". Che è peggio, aggiungo io. Jane Birkin nel cast: ma perché??!

Da recuperare: Marylin, W.E. (ne sono assolutamente curiosa),


Luglio
The way back: voto 7 e 1/2
L'Odissea dell'Uomo nella Storia. La natura è tra i personaggi principali. Vedetelo!

La memoria del cuore: 5
Come si fa a non pensare a... Gli occhi del cuore?!
E c'è pure Channing-Bisteccone-Tatum, il sex symbol del futuro. Ma Per Favore!

Agosto
Il Cavaliere Oscuro: il ritorno: voto 5 e 1/2 
Batman fa a a cazzotti come neanche la premiata ditta Bud Spencer - Terence Hill,
Anne-gatta morta-Hataway ha le gambe rotanti di 360°. Uscirete dal cinema desiderando ardentemente una moto. E con tanta nostalgia di Heath Ledger.

Settembre
Che cosa aspettarsi quando si aspetta: voto 5 e 1/2
Aspettatevi tanti luoghi comuni sulla gravidanza.
 
Da recuperare: Woody
(Maestro perdonami, ero in viaggio di nozze al momento dell'uscita del doc. nelle sale
e al mio ritorno già spariva dalle medesime...)

Ottobre
Skyfall: voto 7
Quanto mi piace questo nuovo ciclo di Bond!
Le rughe della vecchia M mi mancheranno da morire...
 
Da recuperare: Un sapore di ruggine e ossa + Cogan + Io e te + Amour

Novembre
Hotel Transylvania: voto 5
Mio nipote ha sei anni.
E grazie a lui ho testato la differenza tra i film di animazione Pixar e quelli che no.

Paris-Manhattan: voto 6
Commedia senza pretesa per donnette romantiche. Da vedere da sole o accompagnate da amiche in vena di romanticismi senza arte né parte. Sapevatelo!

E la chiamano estate: voto 3
Il capolavoro trash da guardare con gli amici. Preferibilmente sbronzi.

Di nuovo in gioco: voto 5 e 1/2
Eastwood recita nel film del suo pupillo. Recita la parte del vecchio burbero: ma va'?
 
Da recuperare: Argo + 7 Psicopatici + Acciaio +
 La sposa promessa + Ali ha gli occhi azzurri + Il sospetto

 
Dicembre The Grey: voto 5
Un film che ti lascia addosso la paura dei lupi è già qualcosa. O no? 
 
*Mio dio, davvero non ho visto altro, questo mese?!
Ah, no: al Cineforum ho visto finalmente Una separazione: il caos della vita portato al cinema, da vedere e rivedere che c'è sempre da da imparare.
E poi, ecco l'eccezione, in tv ho visto The Beginners: un film delizioso, in cui dolore e amore si mescolano strizzando l'occhio a certa estetica... indie, passatemi l'espressione. Va' a sapere se il grande schermo lo avrebbe esaltato o tutto il contrario.
 
Da recuperare: Moonrise Kingdom + Diana Vreeland l'Imperatrice della moda

mercoledì 12 dicembre 2012

Vestiamoci bene, si va al cinema (con Diana)

Mentre Milano frigge di atmosfera natalizia nonostante il termometro a meno quattro, mentre la rete rimbalza tweet-post-news sull'imminente fine del mondo, il mondo stesso va avanti. E ogni tanto stupisce e sorprende. Con piccole cose, ça va sans dire, come il docu-film su Diana Vreeland appena entrato nel circuito delle sale cinematografiche, destinato a restarci per pochi, pochissimi giorni. Con poca inventiva il titolo in questione è nientepopodimeno che: Diana Vreeland. L'imperatrice della moda, con tante grazie a Valentino. The last Emperor, altro doc di qualche anno fa. Inutile dire che in lingua originale il film ha il nome è ben più evocativo: Diana Vreeland: The Eye Has to Travel.


La vecchia D. al cinema e presto in dvd

Visto che proprio la vecchia D. era stata - con la sua biografia - protagonista di uno degli appuntamenti della mia serie Io, tè e un buon libro, mi sembra doveroso informarvi che la pellicola di Lisa Immordino è impegnata in un tour nelle sale italiane - oggi è a Bologna, al Lumière, per esempio - mentre proprio a Milano la potete vedere (per ora) al cinema Arcobaleno di viale Tunisia. E qualcosa mi dice che presto il film uscirà in dvd per Feltrinelli...

mercoledì 28 novembre 2012

Tutte le strade portano a Hitchcock

Nel mezzo del nostro fare-cose-vedere-gente, capita spesso di imbattersi più volte negli stessi soggetti, o libri, canzoni, grafiche, nomi, numeri. Elementi che punteggiano la nostra esistenza anche quando si ha a che fare con attività o situazioni che esulano completamente dalla categoria d'appartenenza dell'elemento ricorrente in questione. Ciò ci porta a credere (mi porta a credere) nell'esistenza di una rete di sottili fili (nella mia mente li immagino rossi e di lana) intrecciata proprio sotto tutto ciò che succede mentre sei impegnato a fare altri programmi. Vista dalla giusta prospettiva, questa non è solo una rete, ma una sorta di disegno/immagine/mappa che chissà /magari/un giorno, permetterà di scoprire come interpretare la propria esistenza. Un codice col quale decriptare il significato della nostra presenza a questo mondo. Trattasi del lasciarsi ammaliare dal fascino delle coincidenze per non arrendersi alla totale mancanza di senso della vita e alla supremazia del Caos? Non lo escludo. Evviva! direte voi. E invece tutto questo preambolo filosofico - l'ennesima pippa mentale... - serve per comunicarvi che... Alfred Hitchcock mi perseguita, o almeno l'ha fatto negli ultimi giorni (un sano estica##i è quanto meno concesso).

Sir Alfred Hitchcock qui rappresentato con un pizzico di
inquietudine aggiuntiva (nel caso in cui ce ne fosse bisogno)
Sarà colpa dell'uscita di un film sulla vita del Maestro nelle sale americane, intitolato nientepopodimenoche: Hitchcock? Non credo che il potere delle major sia ormai tale da condizionare a tal punto la mente umana, pur di promuovere una biopic a tre mesi di anticipo dall'uscita del film medesimo (in Italia, almeno, dove è atteso per il 23 febbraio). Tutto inizia durante la conferenza stampa di presentazione della mostra su Dracula alla Triennale di Milano. Prende la parola uno dei curatori, il cinemaniaco Gianni Canova, che cita la battuta di un film:

"Non esiste una coppia di vampiri più rapace di noi"

A pronunciarla è Grace Kelly a James Stewart ne La finestra sul cortile. Perché, caso vuole, nel suo corso di quest'anno, Canova insegna Hitchcock e ne mostra ai suoi studenti i film, e proprio non si ricordava di questa frase di Grace Kelly che tanto bene mette in luce le analogie tra spettatori (della vita, di film? Di tutti e due) e vampiri(smo). Alchè non posso fare a meno di pensare che Hitchcock l'ho studiato pure io nel corso di Teoria-e-analisi-del-linguaggio-cinematografico (da leggere tutto d'un fiato), da me seguito nei tempi andati dell'Università (Statale), tenuto dalla tenace prof. Dagrada. Probabilmente Hitchcock lo insegnano in qualunque corso di cinema, ogni anno, ogni ora. Per carità, per quel che ne so, è come l'alfabeto per chi ha intenzione di imparare a leggere o a scrivere. E se non lo capite, leggete il libro-intervista (tutto d'un fiato, anche questo) scritto da François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock.

Simpatico trio con tecnico luci:
Hitch, Jimmy Stewart e la mitica Grace sul set de
"La finestra sul cortile"
 Ancora. Ho visto di recente un film molto molto... grazioso (mi sembra l'aggettivo più calzante), ve ne parlerò ma non ora. A colpirmi è - anche stavolta, dopo quest'altra intendo - il lavoro della costume designer. Così indago, cerco il suo c.v., scopro che ha fatto poco altro, nessun altro lavoro su grandi set cinematografici. Però è suo lo styling di un servizio fotografico su Vice Magazine con protagonista Miranda July in abiti e ambientazioni ispirati al cinema. Il servizio mette a confronto l'immagine di un film e quella di un outfit. Primo film: Kramer vs Kramer. Secondo film: VertigoLa donna che visse due volte insomma.

Ancora. Domenica passo in centro e infilo la testa e il portafogli alla Rizzoli, in Galleria. Un microscopico angolo è riservato a libri superscontati: perché non li compra nessuno o perché hanno la copertina troppo rovinata per essere venduti a prezzo pieno. Una tristezza, insomma. Sembra di stare al canile dell'editoria libraria. Bam!: Alfred Hitchcock. Tutti i film. Di Paul Duncan, Edizioni Taschen, prezzo di copertina: 14,99 Euro. Su Amazon si trova a poco più di otto, su Ibs a poco meno di sette. Io mi accontento di avere lo sguardo terrorizzato di Tippi Hedren ne Gli uccelli sulla mia libreria per cinque Euro.


Una cover terrorifica (Hitchcock d.o.c.) occhieggia nel mio salotto
Per ora benvenuto Alfie. E chissà se imperverserai ancora col tuo panciuto profilo nei miei giorni venturi. Per i miei sogni tranquilli spero di no, per la gioia dei miei occhi di cinefila in erba spero di sì. In attesa di capire che spazio hai nella rete rossa e lanuta che dà un senso a questo caotico bla-bla-bla che è la mia vita.

lunedì 12 novembre 2012

Well, It has to be optimistic...

Ok, sono tempi grami, lo sappiamo, non c'è mica bisogno che vi spieghi il perché. A ciascuno il suo. In quello che NON è il fondo - ci mancherebbe, per quello c'è sempre tempo... e con questo sono già un po' ottimista, non credete? - mi vien voglia di mettere nero su bianco il breve elenco di "cose per cui vale la pena vivere",  un po' come faceva Woody sul finire di Manhattan (originale, eh?), che iniziava il suo con un incoraggiante "Devo essere ottimista". Riflettendoci qua e là, nelle parentesi dalle gran rotture di scatole che costituiscono poi un buon 70 (80?)% della nostra vita, la scorsa settimana mi è balenato il piccolo inventario che segue, nato da esperienza vissute proprio nei giorni scorsi. L'elenco è stato parzialmente appuntato in una notte di insonnia - e lasciamo stare le idee geniali (o presunte tali) che NON mi appunto per pigrizia, nelle notti di insonnia o in pieno giorno. Beh, insomma, queste sono scampate sane e salve alla mia ignavia.



Dopo un viaggio (di nozze) in Sudafrica e Zimbabwe (ricchissimo di cose per cui vale la pena vivere), io e il gentil consorte decidiamo finalmente di guardare La mia Africa, il cui dvd ci guardava speranzoso dal comò dal mese di agosto, più o meno. Pensavo fosse un polpettone, invece... manco per niente. Elementi per cui vale la pena...ecceteraeccetera del film:

La mia Africa è un film del 1985.
Qui, una fotografia di Douglas Kirkland
L'incantevole eleganza di Meryl Streep, in abiti di scena di Milena Canonero, e quella rude di Robert Redford; la fotografia spettacolare del film tutto. Risultato: voglia di leggere Karen Blixen (e di partire per Kenya, Namibia, Tanzania, Botswana...).

Un'immagine dal volo in aeroplano
dei due protagonisti de "La mia Africa"

C'è un brano che riesce a regalarmi sempre il buon umore (e, volendo fare gli intellettuali, un po' di quella Leggerezza di cui parla Calvino nelle Lezioni Americane): Let's call the whole thing off, nella versione cantata da Ella Fitzgerald e da Louis Armstrong



Per la mia rubrica radiofonica dedicata ad arte e design mi sono preparata due chicche da segnalare, un vaso/candeliere di Luca Nichetto e una lampada di Foscarini. Entrambe sono state ispirate dalle bambole kokeshi, tipiche della tradizione nipponica. Nichetto realizza il suo prodotto pensando un po' a queste bambole, un po' all'arte vetraria del maestro del design finlandese Timo Sarpaneva e chiama la sua collezione di vetri Les Poupées. Foscarini battezza la sua nuova linea di lampade da tavolo... Dolls. Che dire? Viva le bambole kokeshi (che, si dice, abbiano ispirato pure le matrioska)!

Esemplari di "japponissime" Kokeshi dolls

L'esperienza fanciullesca all'Hangar Bicocca, dove - dopo aver atteso per tre ore - io e Stefano (il gentil consorte) abbiamo sperimentato il PVC dell'installazione di Tomás Saraceno On space time foam. Al termine dell'esperienza - consistita nel gattonamento su una superficie di PVC appunto, sospesa a svariati metri di altezza, fino quasi a toccare il soffitto dell'Hangar, e gonfiata da getti d'aria che la rende semisferica, per un tempo complessivo di 15' - abbiamo constatato: a) di non avere più il fisico; b) che l'arte contemporanea non deve necessariamente dire qualcosa; c) che è molto più difficile da spiegare, la suddetta arte contemporanea, la devi provare. E in ogni caso, che bello il nuovo Hangar, con la sua sala lettura, pienissima di libri e riviste che non trovi altrove, il suo bistrot, e tutto il resto...

Pioggia all'esterno dell'Hangar Bicocca.
Sullo sfondo, l'installazione di Fausto Melotti, "La sequenza"

Uno dei libriccini da sfogliare all'Hangar...

Visitatori "trafitti da un raggio di luce"
davanti a "Unidisplay", dell'artista Carsten Nicolai


E poi, tanto per mescolare il raffinato al popolare... andammo a vedere il nuovo 007, e rimasi fulminata dal film tutto, ma in particolare da:

La vecchia M. alla presentazione del nuovo Bond,
con tanto di argenteo tattoo sul collo. Che figa! 

L'elegantissima ragnatela di rughe sul bel viso di Judi Dench in 007 - Skyfall, nonché dalla brughiera che fa da sfondo al finale del sopra citato 007.

"007 Skyfall": lui, lei e la brughiera
(per non parlare della Aston Martin lì dietro)

E poi il venerdì si va al Cineforum di Bareggio, che ci ha appena proposto i paesaggi e la poesia abbagliante del film di Peter Weir The way back. 


Una scena dal film "The way back", del 2010. Poco pubblicizzato e poco diffuso in sala... da recuperare.




giovedì 8 novembre 2012

Fenomenologia della proiezione stampa / 2. Pop corn (gratis) e simpatico umorismo

Ho presenziato alla prima di The Grey, con Liam Neeson. Uno di quei film che ti fanno chiedere per quale ragione un attore di sessant'anni e un certo trascorso abbia avuto anche solo l'intenzione di parteciparvi (oddio, nella passata filmografia di Liam Neeson c'è stato pure di peggio...). Trattavasi di proiezione aperta a stampa nonché a una selezione (eseguita attraverso un non meglio precisato criterio) di invitati: e qui suona un campanello d'allarme. All'ingresso vengono elargiti, per il sollazzo dei partecipanti di cui sopra, bibite e pop corn gratis. E qui parte una sirena, forte e chiara: allerta la popolazione cinefila in sala (fors'anche cinofila, visto il tema del film di seguito esposto) che la proiezione sarà accompagnata da rumore molesto. Quello di 200 mandibole che divorano in sincrono palettate di chicchi di mais saltato. Colonna sonora di pessimo gusto, se vogliamo specificare che il film in questione narra di un gruppetto di sciagurati operai di pozzi petroliferi ("Avanzo di galera" è la voce più frequente tra i loro c.v.) che, sopravvissuto a un incidente aereo in Alaska (mica in estate, chiaro), diventa l'happy-hour di un branco di lupi affamati e incazzatissimi.


Pop corn molesti

Pop corn gratis.
E duecento mandibole sgranocchieranno in sync

Suvvia, su due ore di pellicola, i pop corn occupano lo spazio di dieci minuti dopodiché filmici ululati e grida di terrore (dei protagonisti, non del pubblico) hanno la meglio. Non vi svelerò le sorti di Liam Neeson e dei suoi sventurati compagni di brigata, ma vi riporto quanto raccomandato dal press office prima delle visione del film: "Il vero finale arriva dopo i titoli di coda, non andatevene prima!". Titoli di coda della durata di sei minuti. Attendo fiduciosa. Attendo insieme a una sala gremita, il cui appetito è stato solleticato dai pop corn gratis e dal sangue versato a fiumi sullo schermo. Attendo, attendiamo insieme... il vero finale consta di 15 secondi e lascio a voi la scelta di aspettare o meno quei sei minuti infiniti. Vi dico solo che a proiezione finita-finita, un collega ha commentato: "Tutto 'sto casino per girare un film ambientato in culo ai lupi...". Chapeau!       

martedì 8 maggio 2012

Restless: grazie Danny Glicker!

Il poster del film
Grazie a Dio esistono cinema come Anteo e Apollo che propongono rassegne come Rivediamoli! dove vedere un film più che buono costa solo 2 Euro e mezzo. E così sono andata a riguardare su grande schermo Restless di Gus Van Sant (il titolo originale mi suona molto meglio della nostra traduzione L'amore che resta). Il mio giudizio sulla pellicola - che trovate come sempre su Milanodabere.it - è tutto positivo. Delicato, poetico, rispettoso il tocco del regista che imbastisce una storia su Eros e Thanatos, avvalorando il ruolo della finzione e del gioco persino davanti alla morte, tirando in ballo Darwin e l'Evoluzionismo per renderli purissime metafore o rendendoli poesia.

Restless colpisce per un aspetto molto più frivolo: gli abiti di scena. Decisamente vintage, splendidamente - sottolineo - vintage, sono stati selezionati e curati dal costumista di Danny Glicker (Milk, e Tra le nuvole), che con Mia Wasikowska (Annabel) ed Henry Hopper (Enoch), i due giovani protagonisti, ha fatto un lavoro eccezionale. Come spesso accade, il pressbook del film contiene poche tracce della ricerca che ha impegnato Glicker, il passaggio più interessante è forse questo: "Per Enoch Brae, interpretato da Henry Hopper, Glicker ha scelto un look vintage, vissuto, usando una combinazione tra capi attuali e altri d'epoca, abiti che Enoch avrebbe potuto scovare in soffitta o in un negozio dell'usato. L’intero mondo di Enoch è andato in pezzi e così i suoi vestiti. Anche la Annabel di Mia Wasikowska ha un look vintage, che mescola abiti degli anni '20 e '30 con altri degli anni '60, creando un insieme fresco e unico. 'E’ stato bello lavorare con Mia”, dice Glicker, 'perché può permettersi di indossare capi colorati, a differenza della maggior parte delle persone. Mi sono ispirato ai colori degli anni Trenta, colori che non vediamo quasi più, come i gialli caldi, molto autunnali, ricordano le foglie che cadono, ma sono anche vibranti e vivaci".

Una scena di "Restless". Abiti meravigliosi! 

Per capirne di più occorre spulciare nel web. Fortunatamente si trova un'intervista rilasciata da Glicker a MTV. Qui spiega come è riuscito a evitare le trappole del gotico e del patetico per raccontare le storie drammatiche dei due personaggi protagonisti del film attaverso gli abiti che indossano. Glicker spiega anche quali sono i pezzi preferiti che è riuscito a recuperare da negozi e bancarelle: ci sono le scarpe in lamé d'argento e il capospalla maculato bianco che Annabel indossa per il primo appuntamento ufficiale con Enoch. Per valutare la ricercatezza delle mise della Wasikowska pensiamo che nella scena in cui si imbuca a un funerale insieme a Henry Hopper, veste un abito di pizzo dagli anni '20, con cappotto in visone degli anni '20, mentre il cappello è del 1890.

Un bozzetto firmato Danny Glicker per il film


Impossibile poi non notare gli occhiali da sole di Enoch: si tratta di un paio da macchinista degli anni '40, che danno un tocco punk al personaggio.

Gli occhiali decisamente vintage di Enoch

Poi il costumista passa al piano personale, parla per sé, al di là del film. Ci invita a riscoprire il gusto dell'acquisito ponderato tarato sulla qualità, sulla "longevità" di un capo. E ci invita a giocare con la moda, con quello che scegliamo per il nostro armadio (guardaroba no, via, sarebbe troppo pretenzioso), proprio come "giocano" Enoch e Annabel per tutto il film o quasi.

Ancora un assaggio degli outfit dei protagonisti di "Restless"
Alla domanda se vi siano personaggi di riferimento nel suo lavoro, Glicker precisa che considera una vera icona di stile Iris Apfel e il volume a lei dedicato Rare bird of fashion, definisce artista, designer e couturier il compianto Alexander McQueen, fonte di ispirazione il fashion (e street) photographer Bill Cunningham. Però...

Mr. Bill Cunningham
... però alla fine Glicker dice pure: "Le persone che mi ispirano sono persone che capiscono la differenza tra moda e stile". E dice anche quello che segue, ma ve lo scrivo in inglese per non perdere mezza sfumatura: "Style is about putting together clothes in a manner that brings you pleasure, to enjoy life as much as you can, and that was really my intent with this movie and a big point with how I envisioned Restless". Che dire, proviamoci!

Insomma, se non lo si fosse capito, andate a vedere Restless!

martedì 1 maggio 2012

Hunger Games, giocattolone con l'anima

Sulla cresta del successo americano, dove ha conquistato i botteghini, Hunger Games giunge in Italia fomentando le aspettative del pubblico e facendo affilare i coltelli dei critici più esigenti. Tratto dal romanzo di Suzanne Collins (The Hunger Games, Mondadori 14,90 Euro), primo di una trilogia, si propone come merce per adolescenti. Protagonista è Katniss Everdeeen (Jennifer Lawrence, nome da tenere d'occhio, già interprete di Un gelido inverno), ragazza coraggiosa impegnata a tutelare la sopravvivenza di madre e sorellina nel loro triste e duro presente, ambientato nel futuro post-apocalittico dove gran parte della popolazione di quel che fu l'America del Nord è costretta ai lavori più umili da pochi ricchi e potenti, tutti confinati nella città di Capitol. Come se non bastasse, l'odiosa oligarchia si sollazza con dei giochi disputati annualmente: gli Hunger Games appunto. Giochi di guerra (o sadici sacrifici umani) e al contempo reality show in cui vince solo uno dei 24 partecipanti, l'unico cioè che resterà vivo dalla lotta che prevede poche ma crudeli regole: far fuori tutti gli altri concorrenti per salvare se stessi e, non poteva mancare, il canone principe: “non ci sono regole”.

Jennifer Lawrence in "Hunger Games"
Katniss parte per i suoi Hunger Games da volontaria al posto della sorella, estratta a sorte come partecipante. Determinata e consapevole del destino che la aspetta, finirà per creare molto più scompiglio di quanto non si aspettasse… Con una trama del genere c'erano tutti i presupposti per fare di Hunger Games un giocattolone hollywoodiano senz'anima. Eppure, senza essere un capolavoro, il film diretto da Gary Ross (Pleasantville) coinvolge lo spettatore nell'ansia del conflitto dei giochi crudeli, crea un universo futuristico – quello di Capitol – eccentrico e caricaturale, riuscendo pure a mettere  una lente di ingrandimento sui meccanismi della fama e dello show business contemporanei. Paragonato, per via degli incassi record e per il target giovanile, alla saga di Twilight, Hunger Games ha forse più punti di contatto con quella di Harry Potter: tolto l'universo fantastico di Hogwarts, magnificamente descritto da romanzi e film sul celebre maghetto, resta la critica sociale: quell'invito alla responsabilità, al coraggio, al senso etico e civile rivolto alle generazioni più fresche. Tematiche che verranno riprese nei prossimi capitoli di questa nuova saga? Difficile rispondere ora, toccherà aspettare il 2013, anno di uscita di La ragazza di fuoco, dove la regia passerà nelle mani di Francis Lawrence (Io sono leggenda ma anche autore del tremendo - a mio avviso - Come l'acqua per gli elefanti), tranquilli: Jennifer Lawrence è confermata come unica, insostituibile, protagonista.

La locandina di "L'implacabile", ovvero "The running man"
con Arnold Schwarzenegger
P.S. Se gli argomenti Di Hunger Games vi garbano, vi suggerisco la lettura di Acido Solforico di Amélie Nothomb e la visione di L'implacabile, con Arnold Schwarzenegger. Entrambi (ma il primo di più) approfondiscono il tema del reality show estremo, che coniuga morte e spettacolo.