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mercoledì 23 maggio 2012

La domenica a spasso a Milano col naso all'insù

Milano è bella. E già questa affermazione fa scandalo. Io vi invito a lunghe passeggiate nelle vie parallele a quelle del centro, oppure nelle zone più decentrate, magari in orari insoliti o nei momenti in cui i milanesi se ne vanno in massa nella loro casetta al mare o in montagna, per scoprire aspetti di questa città che non pensavate. Milano è bella (anche se ti fa incavolare) e il perché ve lo racconta nel dettaglio l'Ordine degli Architetti meneghino, con dei percorsi storico-stilistici, visite guidate insomma, che si tengono a giugno e - insieme a Touring Club Italiano e Comune di Milano, per l'iniziativa DomenicASpasso - anche il prossimo 27 maggio: data di una nuova domenica a piedi per i cittadini, un'occasione da sfruttare invece di borbottare che non si può andare in centro in auto (ma chi ci va ancora?) e che per colpa di queste idee balzane i negozi chiudono (sempre a piangere 'sti commercianti, ma questo è un capitolo a parte...).

Milano, in una fotografia realizzata da Stefano Molaschi

E insomma, dicevamo: gli itinerari architettonici a Milano di domenica 27 maggio.
Primo: scegliere l'orario. Si parte alle 10.30, alle 14.30 o alle 16.30 (il tour dura circa un'ora).
Secondo: si seleziona il percorso preferito (e li vediamo dopo).
Terzo: ci si piazza davanti a uno dei chioschi appositamente allestiti (maggiori info qui) per iscriversi alla visita guidata, che è del tutto gratuita.
Ultimo ma non ultimo: gambe in spalla e... Enjoy Milan!

Gli itinerari sono tre. C'è La Milano di vetro in cui si scoprono le tappe della ricostruzione post-bellica della città, con gli edifici in cui l'impiego del vetro ha assunto un'importanza fondamentale e ha segnato una svolta stilistica e tecnologica. Si passa a "salutare" la Sede Montedoria di Gio Ponti e Antonio Fornaroli, immancabile il Grattacielo Pirelli e la (attualissima!) Torre Galfa di Melchiorre Bega. Si parte dal numero 42 di C.so Buenos Aires.

La Torre Galfa in un'immagine dell'Archivio Alinari

Chi preferisce conoscere gli esempi architettonici del razionalismo lombrado, le realizzazioni degli anni '50 e '60, farà bene a optare per l'opzione Il professionismo colto nel dopoguerra. Partenza da piazza Cavour. Il condominio milanese è invece un percorso ritagliato sull'elemento del condominio, un tema architettonico decisamente ricco di interpretazioni, nel caso milanese Si fa tappa a Domus Carola, Domus Fausta, Domus Julia (in via De Togni 21, 23 e 25): tre case distinte e di colore diverso, quella verde è la Julia, la rossa è la Carola, la gialla è la Fausta. Poi si passa a casa di Caccia Dominioni e al Condominio XXI Aprile. Punto di ritrovo è piazza San Vittore.

Le tre Domus, in via De Togni 21 (e 23 e 25)

mercoledì 25 aprile 2012

Design Week 2012. A ciascuno il suo (bilancio)

Il carrozzone del Salone/FuoriSalone se n'è andato e la vita cultural-creativa milanese è tornata (diciamo la verità) a sonnecchiare come prima che arrivasse l'allegra brigata internazionale di designer. Resta però qualche mostra aperta e la scia della verve che fu. Mi chiedo in ogni caso perché mai gran parte degli eventi del FuoriSalone debbano disperdersi come lacrime nella pioggia appena scaduto il tempo della fiera del mobile. Gli eventi della Design Week non si contano certo sulle dita di una mano: personalmente non ho fatto in tempo a visitare tutto quello che avrei voluto. Perché non lasciare aperto un altro po' il Temporary Museum for New Design?

Gio Ponti in un'immagine dalla mostra "Vivere alla Ponti"
 Accontentiamoci allora di poter visitare fino al 4 maggio l'esposizione Vivere alla Ponti: le case abitate da Gio Ponti all'Ordine degli Architetti di Milano e fino al 17 giugno la mostra Ultrabody, al Castello Sforzesco. Decisamente intrigante quest'ultima, interessante pure la prima, che arriva insieme alla notizia della riedizione di una serie di arredi "pontiani" da parte di Molteni. A tal proposito ho scritto qualcosina anche nel mio personale bilancio sul Salone 2012 su Milanodabere.it. L'articolo insiste sulle connessioni tra il design attuale e il suo passato glorioso, perché riproposizioni di pezzi cult se ne sono viste parecchie, durante questo Salone. Il progetto Molteni meritava però la segnalazione, perché accompagnato da una riflessione precisa sul senso del rieditare prodotti (più o meno) storici: un dibattito affrontato nel piccolo magazine della casa brianzola di arredamento, che potrete scaricare qui.

Stand "didattico" per Zanotta al Salone del Mobile 2012

Di seguito invece una parte integrale dell'articolo, che per motivi di spazio non ha visto la luce su Milanodabere. Buona lettura, buone riflessioni e buon design!

«Per i corridoi del Salone si contano innumerevoli riedizioni di pezzi cult del passato più o meno recente: reinterpretati, rivisitati, "ricolorati". Insomma: squadra che vince non si cambia e se il prodotto storico tira ancora sul mercato, perché non sfruttarne l'onda commerciale? Il revival – bene rifugio dei bei tempi indietro non sfugge nemmeno negli allestimenti dei grandi marchi: con una percorso quasi didattico, Zanotta ha trasformato un’ala del suo stand in un museo d'impresa esponendo le componenti, i bozzetti, gli studi dei suoi pezzi celebri, dallo sgabello Mezzadro alla poltrona Sacco. Ricordiamoci chi siamo e cosa abbiamo fatto per affrontare questi tempi oscuri e magari per ingraziarci le Sacre Divinità del Design che fu: Castiglioni, veglia su di noi. Gio Ponti, ora pro nobis, torna a vivere con una serie di suoi arredi – sedie, librerie, cassettoni –  prodotti da Molteni, un'operazione condotta con scrupolo filologico e accompagnata da una riflessione sul significato della riedizione: "Per Mendini, i mobili rieditati 'sono dei finti non dei falsi, nel senso che implicano un salto di verità, perdono la verità e si trasformano in altro'. Cosa significa, quindi, intervenire su materiali e tecniche? Significa intervenire sul progetto originario? Ne abbiamo diritto? Dobbiamo smettere di produrre questi pezzi?"».

giovedì 19 aprile 2012

FontanaArte a Palazzo degli Atellani

L'allestimento di FontanaArte
a Palazzo degli Atellani
Se il Salone del Mobile 2012 non ospita Euro Luce (che torna in fiera a Milano ogni due anni, alternandosi con il Salone del Bagno), il FuoriSalone non manca di dare spazio ai brand del lighting design che, quando non espongono le loro novità nei propri showroom, vanno a caccia dei luoghi più belli della città per dare sfoggio delle creature nate sotto il loro sigillo. O almeno è così che è andata per FontaArte.
La casa italiana fondata da Gio Ponti nel 1932 ha infatti occupato pacificamente Palazzo degli Atellani, storica dimora milanese abitualmente chiusa al pubblico.

Un edificio di straordinario valore: sorge proprio davanti a Santa Maria delle Grazie, al numero 65 di Corso Magenta. Le sue sale sono affrescate con decori del Quattrocento, fu proprietà di Ludovico il Moro finché la lasciò al suo scudiero. Nel 1922 l'architetto Piero Portaluppi curò i lavori di recupero e restauro, interventi che fu poi necessario ripetere dopo i bombardamenti su Milano del 1943. Gli arredi sono preziosi, il giardino spettacolare ma l'unico modo per accedervi è fare un salto alla Lisson Gallery, che ha il privilegio di poter usufruire di questo spazio per le istallazioni in mostra che ne hanno bisogno.

L'ingresso dell'edificio
in una giornata di pioggia (strano, eh?) durante il FuoriSalone
Strategicamente posizionate negli interni, nel sagrato e nel giardino di Casa Atellani sono le lampade realizzate nella storia dai designer di punta di FontanaArte, a partire proprio da Gio Ponti, Gae Aulenti e Pietro Chiesa. Qui trovate tutte le info sull'inziativa "fuorisaloniana"di FontanaArte, mentre qui vi linko un album flickr con le immagni "d'epoca" di alcuni degli edifici più belli della città. Quelle che vedete qui sono un paio di miserrime foto scattate dalla sottoscritta...

lunedì 16 aprile 2012

Design Week 2012. La Grafica

Da qualche tempo l'interesse nei confronti della grafica sta prendendo piede. In realtà, più che interesse sta crescendo una certa attenzione, questa la parola giusta, di pubblico e non solo. Il FuoriSalone 2012 conferma questa tendenza con almeno un paio di iniziative volte a valorizzare il graphic design.

Un poster dell'azienda
Olivetti in mostra al TDM
GRAFICA ITALIANA (O TDM5). Triennale Design Museum -o TDM - già in passato aveva proposto esposizioni sul tema, sondando lo stato attuale della disciplina, ora però lancia una retrospettiva sulla storia della Grafica in Italia, con un percorso coloratissimo che ridisegna il perimetro del museo stesso, pensato da Fabio Novembre, ove si collocano i contenuti recuperati per l'occasione dal tris Mario Piazza, Giorgio Camuffo e Carlo Vinti. Dalle cover dei libri alle pagine di quotidani e magazine, dalla segnaletica all'advertising, dal packaging alla propaganda politica: le declinazioni del graphic design sono davvero tante e si capisce perché Grafica Italiana racconta anche un bel po' della storia del nostro paese. "La grafica è sempre un po' subalterna, la serva del design, della comunicazione, del cinema, della moda. Occorre riconoscerle uno spazio suo, decodificare e riconoscerle un linguaggio che le appartenga", dice Silvana Annichiarico, direttrice del TDM. Amen!


Una delle opere di German
Montalvo esposta
all'Aiap
AIAP. L'Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva ospita invece poster e gioielli in argento dell'eclettico designer German Montalvo fino all'8 maggio. Nei poster e nelle preziose creazioni si colgono aperti riferimenti alla cultura cultura meso-americana, l'elemento più ricorrente è la figura antropomorfa: anche la natura, gli animali, rappresentati in due o tre dimensioni, finiscono con l'aderire a forme umane. L'ingresso alla mostra è gratuito e, tra l'altro, Aiap è in via Amilcare Ponchielli 3, zona Lima, non lontano da Porta Venezia, che quest'anno propone una serie di iniziative qualificandosi come nuova zona calda della città (dopo ZonaTortona e ZonaLambrateVentura o Brera) per il FuoriSalone. E, per far tornare i conti, sarà Aiap a curare alcune iniziative legate alla mostra TDM5 nelle sale del Triennale Design Museum.


JANNELLI & VOLPI. Punto di riferimento per il progetto Porta Venezia in Design è lo store Jannelli & Volpi, con le sua carte da parati da sogno (e non solo). Lo showroom di via Melzo 7 sarà press point per la serie di manifestazioni legate al FuoriSalone del quartiere e, da parte sua, promuoverà eventi tra cui WallpapeRevolution, con la supervisione di Matteo Ragni. Risultato: gli spazi dello store saranno rivestiti ex novo, con una formula che lascerà - sono sicura - a bocca aperta.

P.S. A proposito di grafica e tanto per divertirci un po' - come se non lo stessimo già facendo - vi segnalo il libriccino Paris versus New York (Penguin, 17 Euro) di Vahram Muratyan, che mette in immagini disegnate e colorate l'eterno, irrisolvibile duello tra le due capitali divise dall'Oceano. E anche il sito Splashnology che pubblica in due parti il lavoro di diversi graphic designers: la particolarità? Tutti rileggono in chiave minimal e reinterpretano a loro modo le locandine di tanti, tanti film. Qui e qui.

mercoledì 11 aprile 2012

Design Week 2012. Le fondazioni

Il bello delle fondazioni è che restano in vita tutto l’anno, mica se ne vanno col carrozzone della Design Week! Milano ne conta parecchie, splendide, conosciute dai più o tutte da scoprire. Ne suggerisco tre, a formare un itinerario valido non solo per sondare il genio dei singoli personaggi, ma per andare alle radici di quel design "made in Italy" di cui oggi tanti si riempiono la bocca. Ad ogni fondazione corrisponde infatti uno dei Padri fondatori del design italiano, una triade quasi sacra che ha trovato a Milano terreno fertile per compiere passi da gigante nella ricerca, e tecnica e stilistica.

Achille Castiglioni tra le sue creazioni
FONDAZIONE ACHILLE CASTIGLIONI. Sorta nello scorso dicembre, oltre a tutelare l'archivio del grande architetto e a preservarne lo Studio di Piazza Castello 27, organizza e promuove eventi. In concomitanza con il Salone del Mobile propone una piccola esposizione dedicata a Lorenzo Damiani (classe 1972 e tanti progetti realizzati, come la console versatile Flex): in mostra il suo percorso professionale, con un occhio di riguardo per le concomitanze possibili tra il suo lavoro e quello del "padrone di casa" Achille Castiglioni. L'evento è solo il primo della rassegna pensata dalla Fondazione, intitolata È passato di qui: scelta azzeccata per sottolineare l'apertura degli spazi dello Studio al pubblico. La mostra sarà aperta dal 17 aprile al 5 maggio con ingresso intero a 8 Euro. La visita allo Studio Museo Achille Castiglioni è su prenotazione.


Atollo di luce firmato
Vico Magistretti
FONDAZIONE VICO MAGISTRETTI. Si affaccia sul Conservatorio di Milano quello che fu lo Studio di Vico Magistretti, oggi sede della sua fondazione. Dal 17 aprile l'emozione di trovarsi davanti alla bacheca con appunti, schizzi e foto personali del Maestro della lampada Eclisse si dividerà con la scoperta della mostra Pensare con le mani che presenta prototipi e modelli di 12 fra i prodotti del designer milanese. Un percorso che prosegue fuori dalle mura dello studio, proprio al Conservatorio Giuseppe Verdi dove prende vita Svicolando: esposizione di alcuni progetti firmati Magistretti per Artemide, Cassina, De Padova, Flou, O Luce e Schiffini.
Tutto fino al 21 aprile, dalle ore 11 fino alle 20, a ingresso libero.


La libreria Veliero, leggerezza ed eleganza
made in Franco Albini
FONDAZIONE FRANCO ALBINI. Per concludere la triade dei Padri Fondatori del design made in Italy, non poteva mancare Franco Albini. La fondazione che ne conserva l'opera si trova in zona Fiera (a Milano, of course): ospita convegni, incontri, più raramente mostre. È però in via Solferino, presso la Casa degli architetti milanesi, che il 17 aprile inaugura il Museo Virtuale delle Esposizioni di Franco Albini, un evento curato dalla Fondazione del nostron eroe. Partendo dai disegni originali dei progetti realizzati da giovani e appassionati collaboratori dello studio Albini, la mostra virtuale presenta animazioni 3D accurate nel ricostruire alcuni degli spazi creati dall'architetto.

martedì 3 aprile 2012

Design Week 2012. Le mostre

A Milano aprile vuol dire Salone del Mobile, Design Week, FuoriSalone. Il che significa: suole di scarpe consumate per i veri amanti della materia; gozzoviglie e bisbocce per chi non aspetta altro che aperitivi a scrocco e special party nelle zone più calde della città per sei giorni filati (quest'anno dal 17 al 22). I milanesi vivono questa settimana, tutto sommato, con entusiasmo: con la scusa del flusso di designer, architetti e co. la città si ringalluzzisce come non mai. E i quartieri tutti si vivacizzano ospitando eventi e presentazioni: talvolta la magia riesce, altre meno. In ogni caso, questi sono i punti di (mio) interesse per il Salone del Mobile 2012. O FuoriSalone 2012, o Design Week 2012, fate come vi pare.

VILLA NECCHI CAMPIGLIO. L'edificio brilla di luce propria ma con la scusa della settimana del mobile ospita mostre sempre curiose. Per il 2012 poi, il progetto è decisamente accattivante: a realizzarlo la squadra di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, che porterà nelle stanze disegnate da Portaluppi oggetti e arredi creati dai designer della "factory". Ciascun pezzo prende spunto dai complementi d'arredo e dal mobilio "in dotazione" a Villa Necchi e verrà presentato proprio a fianco degli elementi ispiratori. Il risultato sarà un mix & match tra stili e tempi diversi del tutto da scoprire e ai posteri l'ardua sentenza. Costo del biglietto di ingresso da 4 a 8 Euro.

PALAZZO VISCONTI. A ridosso di Piazza San Babila, tocca alle settecentesche sale di questo splendido edificio fare da cornice a Trial & Error, "personale" riservata ai progetti del giapponese Studio Nendo. Di stanza a Milano da qualche anno, il duo di designer nipponici hanno conosciuto nel corso del 2011 riconoscimento in mezzo mondo, tra esposizioni e premi. Ora fanno conoscere al pubblico milanese le "ardue fatiche e creative" del mestiere del designer attraverso una serie di progetti e oggetti realizzati e non. Oki Sato, una delle menti di Nendo, ha spiegato a Domus: "A volte capita che mi buttino fuori dalle aziende perché si stancano del mio continuo sperimentare. Spendiamo tutto il nostro budget in questo modo e il 90% dei miei esperimenti si conclude in un disastro. Mi domando sempre: cosa accade se utilizzo questo tipo di materiale con le tecniche di quella determinata azienda? Faccio prove, spesso azzardate. (...) Quando esponiamo in musei o gallerie, le cose sono diverse. Non è il mondo delle aziende, in questi casi di solito non ci sono problemi di budget e siamo più liberi; alla fine esponiamo sempre un prodotto non finito".

Blow, poltrona leggera e trasperente, nasce nel 1967
dalla mente del trio De Pas D'urbino e Lomazzi per Zanotta
TRIENNALE DESIGN MUSEM. Da cinque anni, dalla sua nascita cioè, questo "figlio" della Triennale di Milano ci offre un percorso, un'interpretazione del design differente, pensata da personalità di rilievo nel settore. Dopo Branzi, Mendini, Martí Guixé e Alberto Alessi, ora tocca a Fabio Novembre che realizzerà l'allestimento per un percorso espositivo dedicato alla grafica italiana dal titolo TDM5: Triennale Design Museum 5 (come cinque sono le interpretazioni di cui sopra). Non finisce qui, perché sempre dal 17 aprile TDM sarà possibile visitare una mostra dedicata al trio De Pas - D'Urbino - Lomazzi. Negli anni Sessanta questi tre ragazzacci contravvenivano alle regole dell'estetica piegata al funzionalismo duro e puro per aprire le porte a un design "pop", ironico, divertente ma non per questo meno funzionale. Contraddittorio? Neanche un po'. La poltrona Blow o la mitica Joe spiegano meglio di chiunque altro i motivi.

martedì 7 febbraio 2012

Sognando un ufficio più Aalto

Alvar Aalto e sua moglie Elissa
So bene che il vero sogno di chi ha la mia età (o qualche anno in meno) è un posto di lavoro decente. Ma è pretendere troppo desiderare che quel posto sia pure confortevole e piacevole? Mi riferisco a scrivanie, finestre, poltrone, librerie, scaffali, etc. In radio, durante la mia rubrica del lunedì su RadioClassica, ho parlato di design finlanese e del suo maestro, Alvar Aalto e ho avvertito quasi la violenta necessità di avere una casa, ma soprattutto un ufficio realizzato dal designer in persona.

Salute e sicurezza sul luogo di lavoro sono normate a livello europeo, ma alzino le mani tutti gli impiegati (nel senso di impegnati per lavoro su un desk, chiamateli piegati se preferite) che vorrebbero: una migliore illuminazione, sedute più confortevoli, scrivanie più spaziose, maggior pulizia degli ambienti, una miglior ventilazione, per dirne qualcuna. Io, che "quoto" tutte le voci di cui sopra, oggi ho provato invidia per le persone che si sono godute gli edifici progettati da Alvar Aalto. Come l'ospedale di Paimo, per il quale ha realizzato "anche le lampade in acciaio e vetro, concepite per compensare e modulare la luce naturale, i lavabi ed i sanitari, modellati e dimensionati in funzione delle esigenze dei degenti, fino alle maniglie delle porte, dotate di un sistema di sicurezza antiurto che ne facilita l’uso da parte di persone malferme" (da atcasa.corriere.it). I miei colleghi e io non abbiamo simili problemi, ma non ci dispiacerebbe vivere chi otto, chi cinque, chi quatttro ore della nostra vita in ambienti pensati per le attività che devono ospitare.

Alvar Aalto - Abitazione privata
Smetto di sognare a occhi aperti, mi guardo intorno, qui a casa mia e vorrei sostituire tutti i miei mobili in legno scuro con arredi in faggio. Penso poi al mio conto e al mio portafogli e non mi resta che sfogliare l'eredità di Aalto, ovvero il sito di Artek, il laboratorio fondato dall'architetto nel 1935. Sempre, assolutamente attuale.

P.S. Per vedere da vicino la Helsinki di Alvar Aalto e quella contemporanea il momento giusto è proprio il 2012: da quest'anno fino al 2013 la città sarà investita del titolo di World Design Capital: si prevedono un mucchio di eventi e temperature siderali. Ma a quelle, quest'inverno, ormai ci ha abituato anche Milano...

sabato 29 ottobre 2011

Il catalogo ritrovato

Il catalogo ritrovato.
Cover decisamente minimale
Ancora non è finito questo mio sabato, l'ultimo dell’ottobre 2011, mese foriero di alte temperature nella sua prima parte e di un principio di autunno incantevole nella seconda, complici le tonalità del fogliame milanese tra gialli oro, verdi caldi e rossi intensi. Ancora non è finito questo sabato – dicevo - ma quel che mi ha portato finora è stato grande. Il dono più prezioso della giornata è stato proprio un regalo fatto da una persona cara, carissima (<3, scriveremmo su Facebook) e cioè il catalogo di una mostra del 1972, un volume usato, pescato in una libreria in viale Coni Zugna a Milano (la Libreria Menabò, per la cronaca). Perché è speciale questo catalogo? Perché racconta un capitolo del nostro design e cioè la sua consacrazione (che brutta parola, qui però inevitabile).

Nel 1972 il MoMA dedicò un’intera esposizione al design italiano, l'evento si intitolava Italy. The New Domestic Landscape ed è questo il titolo, ovviamente, del catalogo in questione. Qualche mese fa, nella sua DesignLibrary, Valerio Castelli raccontava: "The New Domestic Landscape lanciò il design italiano nel mondo. Fu il frutto di un viaggio in Italia di Emilio Abasz, che ne fu il curatore. Era il 1971. Abasz mi chiese di fotografare gli oggetti che sarebbero entrati nel catalogo. Di fotografia in fondo non sapevo molto, ad insegnarmi fu Ugo Mulas. Grazie a quell'esperienza conobbi molto del design italiano, fu un'esperienza che mi cambiò la vita". 
La Kar-A-Sutra di Mario Bellini
Quel catalogo e quella mostra di quasi quarant'anni fa furono senza dubbio un'opportunità per sperimentare e scoprire nuovi modi di comunicare il design: oltre a scatti in atelier, vi sono allestimenti open air, come le immagini che ritraggono la Kar-a-sutra di Mario Bellini, dove si vedono attori (in realtà amici del fotografo Castelli), con i volti dipinti di bianco, interagire col prodotto. La mostra e il suo catalogo raccontarono al mondo un design antiaccademico, "radicale", frutto di coraggio, studio e perizia dei suoi fautori (Branzi, Mendini, Pesce, Sottsass e molti altri): una "primavera" del design che oggi manca molto. Sfoglio le pagine ingiallite di questo volume e spero di essere anche io, presto, testimone di una stagione simile.

mercoledì 13 luglio 2011

Il design è un racconto

Design, design, design: quanto se ne parla? Quanto se ne sa? Per capirci qualcosa, un paio di anni fa iniziai a frequentare, con la timidezza della non addetta ai lavori, un posto qui a Milano che si chiama DesignLibrary. Il padrone di casa è un signore che si chiama Valerio Castelli.

Valerio Castelli è un bagaglio vivente di esperienze e conoscenze a disposizione dei giovani e dunque del futuro. Il luogo eletto per incontrare questa memoria del design che cammina (con la mente proiettata sempre verso il da farsi piuttosto che sul già fatto) è appunto la sua DesignLibrary, che ormai da anni da ottobre a giugno ospita I giovedì del design, incontri con operatori del settore grandi e piccoli.  La biografia di Castelli è fortemente intrecciata con la storia del design italiano: grazie ai genitori, l'architetto Anna Castelli Ferrieri e il patron di Kartell Giulio Castelli, e alla sua ricca attività di designer, ricercatore e giornalista. Online non si trova un suo curriculum completo, ma sarebbe ricchissimo. Animatore del Centrokappa che negli Anni '70 era un faro nella ricerca sulla comunicazione del design, fotografo (previe lezioni impartite da Ugo Mulas) per il catalogo della mostra Italy: the new domestic landscape che dal MoMA lanciò nel 1972 il design nazionale nel mondo, fondatore con Alessandro Mendini della rivista Modo, e molto, molto altro ancora. Nella sua libreria di via Savona a Milano, in questo 2011 ha raccontato con l’eleganza e la chiarezza che lo contraddistinguono la nascita e l'evoluzione del design italiano, arricchendone la storia coi preziosi ricordi personali, quelli di una vita passata cheap to cheap con tutti i grandi attori del Made in Italy: da Franco Albini ad Achille Castiglioni.

Enrico Ferrieri, nonno materno di Valerio Castelli, fondò nella Milano degli Anni '20 del Secolo Breve una rivista e un circolo letterari (Il Convegno) dalla fervida attività: ospitavano interventi e incontri con nomi del calibro di James Joyce e Thomas Mann. La sede del circolo era a Palazzo Gallarati Scotti, nelle sale che ora ospitano lo showroom Driade. Valerio Castelli vede forse in questo particolare un segno premonitore della vita sua e dei genitori, tutta dedicata al design. Come il nonno, anche Valerio si dà da fare per chiamare intorno a sé le personalità che vivacizzano la scena della sua epoca, semplicemente da un altro punto di vista, quello del design appunto. Ad ascoltarlo viene da chiedersi come faccia ad avere sempre il sorriso placido, come faccia a non mollare tutto davanti allo pseudo design di cui si legge dappertutto, come faccia a sopportare l’arroganza di quei designer di grido che hanno perso la bussola e di quei designer che non hanno ancora creato nulla ma credono il contrario e pensi che la risposta è una parola sola: passione.

E allora un buon punto da cui partire per capire meglio di cosa si parla quando si parla di design è un'esperienza. Quella di ascoltare i racconti di Valerio Castelli.