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giovedì 12 gennaio 2012

Sha - sha - Shame

La storia del cinema abbonda di "film scandalo", non li ho certo visti tutti ma sospetto che nella gran parte dei casi si tratti del frutto di strategie di marketing o del risultato di buone intenzioni di registi poco esperti che si fanno prendere la mano. Non è così per Shame, firmato da un regista inglese che si è fatto conoscere prima come videoartista e poi come film-maker con Hunger. Ha un nome che è tutto un programma, Steve McQueen, e si serve di attori bravissimi come Michael Fassbender e Carey Mulligan. Due nomi forse ancora poco conosciuti dalle nostre parti ma che gli "esperti" conoscono bene. Lei, classe 1985, ha dimostrato talento fin da precoci esordi, lui ha qualche anno in più ed è arrivato al cinema con più esperienza alle spalle, alla soglia dei trent'anni: dettaglio non da poco per Hollywood e compagnia.

Il motivo principale di questo post è invitarvi ad andare a vedere questo film che parla di un neworkese malato di sesso. Sebbene imperfetto e un po' "sbrodolato", Shame è un racconto per immagini sull'isolamento dell'uomo moderno. Triste e a suo modo agghiacciante, con quell'esagerata, brutale sessualità che pervade ogni scena, senza neppure lasciare traccia di una vaga sensualità, riesce perfettamente a restituire la sensazione desolante di una gabbia costruita con le proprie mani e da cui non si reisce a evadere. Il resto lo trovate scritto nella recensione ufficiale, scritta per Milanodabere.it e che trovate qui.

Fassbender e Mulligan sono fratello e sorella
analogamente tormentati in Shame


Curiosità numero 1
Hunger non è stato distribuito in Italia ma è possibile trovarlo in rete. Ammetto di non averlo ancora visto, aspetto serata e mood giusti per la storia forte di Bobby Sands, militante dell'IRA morto in carcere durante il suo secondo sciopero della fame. Anche in questo caso il protagonista è interpretato da Michael Fassbender, attore feticcio di McQueen che ha spiegato: "Io voglio lavorare col miglior attore in circolazione, e per l'appunto quell’attore è lui". Inizio a pensare di essere d'accordo con McQueen.

Curiosità numero 2
Co-sceneggiatrice di Shame è Abi Morgan, che è pure autrice di The Iron Lady, il film sulla vita di Margaret Thatcher, con Meryl Streep. Una dei prossimi titoli che non voglio perdermi.

lunedì 28 novembre 2011

Io, tè e un buon libro / 2

Un articolo di Natalia Aspesi, Il revival delle Brontë pubblicato su Repubblica lo scorso 5 ottobre , ha posto alla mia attenzione uno dei tanti classici della letteratura che non ho letto (tutti si vantano delle proprie letture, io svelo i miei deficit. Viva la sincerità): Jane Eyre. Complice l'uscita della riduzione cinematografica del romanzo di Charlotte Brontë, si è fatto un gran parlare di quest'opera, così mi sono decisa a leggerla e qui ve la consiglio.

Pensavo a Jane Eyre come al classico polpettone assegnata da pedanti professori di liceo e accolta con sommo sprezzo degli studenti. Mi son dovuta ricredere. Da leggere e rileggere! La Signorina Eyre mi colpisce fin dalle prime pagine, quando racconta di sé, bambina, orfana ospite sgradita nella casa della perfida zia, poi segregata in un terrificante istituto dove si muore letteralmente di stenti. Il carattere indomito, l'analisi lucida di sé e del mondo, la consapevolezza della propria bruttezza (preferisco pensare a una bellezza non canonica) ma anche della propria superiorità morale, il parlar franco - e dunque sfacciato per l'epoca - rendono la "povera, oscura, brutta e piccola" Jane Eyre un personaggio femminile davvero grande. Entra nel cuore e non vuol andar via. Non voglio dilungarmi sui dettagli dell'intreccio, immagino che Wikipedia sappia accontentare ogni curiosità. Dirò tuttavia che sono d'accordo con chi ha scritto che si tratta di un romanzo indeciso tra tradizione e rivoluzione, come con chi dice che Charlotte Brontë fa sembrare una scolaretta Jane Austen, e pure con Virginia Woolf che sottolinea la sapienza dell'autrice nel tratteggiare descrizioni paesaggistiche che fungono da vere e proprie cartine tornasole dell'animo della protagonista. 

Il poster del film di Cary Fukunaga
Last but not least – anzi! – la storia d'amore tra Jane e il Signor Rochester. Lui è l'uomo più scontroso e scostante che si possa immaginare, ma nei dialoghi tra i due la tensione attrattiva e sensuale arriva alle stelle. Ogni lettrice chiude il romanzo invocando un Signor Rochester sul proprio cammino. E francamente ogni uomo dovrebbe auspicare una Jane Eyre sul suo. Non proprio un uomo tutto d'un pezzo, questo Rochester, ma con le sue debolezze, eppure un osso duro. Come del resto è la Signorina Eyre. Il che mi fa riflettere sulla scarsità di tipi del genere (Jane o Rochester che siano) che incontriamo là fuori, nel mondo reale.

Consiglio dunque le pagine di Jane Eyre (BUR per 8,5 Euro) per riscoprire il valore dell'integrità versus un mondo zeppo di meschinità e vigliaccheria. Da accompagnare con una tazza di tè Assam: intenso e vigoroso, con un leggero retrogusto di malto.

P.S. A romanzo ultimato, è d’obbligo vedere il film di Cary Fukunaga, con l’interpretazione intensa di Michael Fassbender. A proposito di personaggi che ti entrano nel cuore e non vogliono uscire più. E già che ci sono vi consiglio di dare una letta a quanto scrive sulla pellicola Mariarosa Mancuso, nell'articolo Come si adatta un classico sul n. 5 della rivista Studio.

P.P.S. La mia Brontë-mania non si fermerà qui. Come suggeritomi da una cara, carissima amica, non posso perdermi Cime tempestose di Emily Brontë. Heathcliff, a noi due!